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LontanodagliOcchi.it

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Azul { 6 }

chagall_lesamantssurletoit.bmpC’era una volta un villaggio, vicino al mare azzurro. E nel villaggio, viveva una bellissima fanciulla.

Azul, conchiglie e coralli



Il suo papà, famoso studioso di maree e di fossili marini, l’aveva chiamata Azul, come gli occhi del suo amore perduto.

All’alba e al tramonto, Azulina [la chiamavano tutti così, la piccolina] prendeva la sua cesta di giunco e andava sulla spiaggia a raccogliere piccole conchiglie e piccoli coralli che il mare lasciava sulla riva.

Sulla sabbia, a formare un mosaico, aliote di madreperla, lucine, diodore forate, jujubine e gibbule, putille e turitelle, conidi maculati e rossi rametti di corallo.

Al villaggio tutti pensavano che Azulina fosse magica. Dicevano che tutte le mattine, la sua mamma, morta quando l’aveva data alla luce, trasformatasi in schiuma del mare, lasciava alla sua piccina rami di corallo sulla spiaggia.
Sicuramente, nessuno sapeva dove prendesse quei bellissimi rami, con cui far ninnoli per adornare le fanciulle.

Aveva capelli biondi, raccolti in due trecce e una frangetta dispettosa. La pelle sempre illuminata dal sole e piedi leggeri.

Lavava con cura le conchiglie, le puliva dalle incrostazioni e poi le tagliava e limava sino ad ottenere perline, che forava con un piccolo ago d’oro, per farne collane e bracciali. Con il corallo, invece, gemme da incastonare su foglie o cerchi d’argento e oro.

Da poco tempo, al villaggio era arrivato Martino, un bel ragazzo moro che aveva una bottega di lettere.

Martino e l’officina delle lettere

Tutte quelle dell’alfabeto. Di tutte le dimensioni e caratteri. La gente andava da lui e comprava dieci A, sette H, una M.
Perché, non c’era l’inchiostro, e la gente comprava le lettere.
Il fruttivendolo aveva comprato una M una E una L e una A.
Il fioraio una R una O una S e una A.
Il birraio una B una I due R e una A e così tutti gli altri.
I più ricchi le compravano d’oro o d’argento.
Gli innamorati, gli unici, a comprarne tante, non bastavano mai. Soli, insieme al poeta a combinarle in parole nuove e sconosciute.

Il villaggio felice

La bottega era proprio di fronte al campanile e a Martino piaceva sentire il rintocco delle ore. Se girava lo sguardo vedeva il mare, i bambini che facevano ruzzolare le biglie. La maestra che ogni tanto li richiamava, per ripetere la lezione e scrivere un po’.
Sulla sabbia e non c’era bisogno di cancellino.

Proprio un bel villaggio felice.

Un giorno anche lui ne avrebbe avuti, di bambini, e li avrebbe accompagnati a giocare, pensava Martino.
Mentre così pensava, un giorno entrò nella bottega, Azulina bellissima, con dei coralli rossi intorno al collo.
Voleva comprare una A una Z una U una L.
Martino, come la vide se ne innamorò, lasciò cadere tutte le letterine. Arrossì, mentre Azulina sorrideva.

Chiuso il negozio, Martino, passò per bere in compagnia, dalla birreria di Genesio.
Son belle le ragazza in paese
Iniziò Martino
Ehehe...”, si mise a ridere Genesio, ghignando e strizzando gli occhi agli altri avventori.
Dai, dicci chi è la bella
Ha le trecce d’oro…”
Azulina” tutti in coro.
E’ bella sì, dicono anche che sia magica” e Genesio raccontò dei coralli e della schiuma.

Azul e Martino, innamorati, decidono di sposarsi

Il giorno dopo, di buon’ora, Martino andò sulla spiaggia e aspettò.
Buongiorno
Il primo sole del mattino avvampò il ragazzo.
Son venuto a lavare un po’ di lettere, per dare loro una luce marina
Azul sorrise.
Che buffo” pensò e se ne innamorò.
Martino la guardò e la baciò.

Decisero di sposarsi e di fare una gran festa nel villaggio.
Martino con lettere azzurre e oro annunciò a tutti la propria felicità e Azulina raccolse corallo bianco per il suo diadema da sposa.

Il visconte Cuporospo

La notizia del matrimonio arrivò nel castello sulla rocca, dove viveva il visconte Cuporospo.
Incuriosito dalla bellezza di questa fanciulla, il mattino dopo, si nascose dietro uno scoglio e aspettò.
Il vento muoveva la frangetta dispettosa e i piedi nudi danzavano tra le conchiglie.

Azulina viene rapita

Cuporospo, rimase a bocca aperta. Doveva, averla per forza.
Rapì la fanciulla.

Tornò nel castello, chiamò mastro Bordone.
Mi devi fare una maschera, di pelle morbida, leggera, non si deve vedere”.
Il visconte era proprio brutto.
Azul, chiusa nella rocca, intanto, piangeva e guardava il mare e il villaggio lontano.

Il povero Martino, non aveva pace, tornava sulla spiaggia, interrogava il mare. La sua Azulina era scomparsa, nessuna l’aveva più vista.
Disperato, si lanciò tra i flutti, dove la schiuma gorgogliava e nuotò nella profondità del mare, per cercare la sua bella fidanzata. Aveva nuotato tanto ed era sfinito, finì su uno scoglio. E nella schiuma vide due occhi azzurri. Era una fanciulla uguale ad Azulina, ma con riccioli neri.
E’ vera la leggenda,” pensò, Martino.
Il ragazzo si abbandonò a quella onda amica. La fanciulla marina l’aveva portato dinanzi alla rocca. Poi scomparve tra la schiuma con i suoi bellissimi ricci.

Le Ninfe del mare e l’abito magico

Martino, si guardava intorno, cercando di capire perché la fanciulla l’avesse portato sotto il castello.
Poi il mare smise di frangersi, gli uccelli si fermarono in cielo e il vento dalla rocca portò il pianto disperato e la preghiera.
Azul

Il visconte l’aveva rapita e imprigionata.
La rocca era difficile da scalare, e poi c’erano i soldati del visconte, armati fino ai denti.

Martino, non si perse d’animo. Tornò sulla spiaggia e invocò. Cosa poteva fare, aveva solo lettere e amore.
Apparve Sao la ninfa del mare.
Devi fondere tutte le lettere, Martino, quelle della bottega e quelle del villaggio, polvere d’oro, madreperla e corallo. Fanne un filo, trama e ordito per le fanciulle del villaggio. Fai cucire un vestito e portalo in dono per la nuova sposa del visconte.”

Martino, tornò in paese, suonò la campana per chiamare tutti e spiegare cosa fosse successo. Si riempirono le ceste di lettere.
Martino fuse, le fanciulle e le sarte prepararono un vestito bellissimo. Aveva i colori delle conchiglie, delle madreperle e dei coralli.
Fu consegnato alle guardie del visconte, come regalo delle fanciulle del villaggio.

Il visconte, con la faccia nuova, prese quel bel vestito, e lo portò da Azulina.
Smetterà di lamentarsi, le donne non resistono ai bei vestiti”, pensò.
La fanciulla, riconobbe subito il colore dei suoi coralli e delle sue conchiglie. Abbracciò il vestito e sentì l’odore del mare. Lo indossò e andò davanti allo specchio. Era davvero bello, sembrava dovesse parlare, tanto era bello.
Ti aiuterò a scappare Azul
Parlava davvero, quel vestito e raccontò ad Azulina cosa doveva fare.

Difatti, Azul chiamò il visconte e gli disse
Va bene, ti sposerò domani sulla spiaggia
Il visconte ghignò con la faccia nuova.

Il mattino dopo, mentre il sole si levava, il visconte e Azul scesero alla spiaggia.
C’erano le guardie ed i soldati, mastro Bordone per celebrare.
Azulina, sotto il vestito aveva messo una crinolina, così mentre tutti guardavano la faccia nuova del visconte, lei si lasciò scivolare e fuggì da sotto al vestito.

Dapprima nessuno si accorse di niente, perché il vestito era ben dritto sul telaio, poi una guardia urlò
La viscontessa ha perso la testa
Che orrore, quel vestito senza testa.

Trama e ordito

Dietro gli alberi, Martino aspettava, prese Azul e spronando il cavallo al galoppo, filò via .

Cuporospo e i suoi soldati cercarono di inseguirli.
Tentarono, perché dal vestito rimasto sulla spiaggia si levarono vocine che iniziarono il racconto di fanciulle e conchiglie, amori e dolori, armi e cavalli.

Come sirene, incantavano persino quei bruti. Cuporospo fu il primo a riprendersi, con la spada cercò di distruggere l’abitoincantesimo.
Finì nell’ordito e le lettere scrissero Cuporospo nel racconto.

Perché quelle lettere erano magiche, si separavano e ricomponevano. Era uno spettacolo vedere tutti quei segni che formavano parole e poi frasi e racconti.

Nessuno ha mai più osato avvicinarsi alla rocca di Cuporospo. Quelli che cercavano di fuggire o si avvicinavano troppo, finivano nell’ordito.
Gli altri, seduti sulla spiaggia, resteranno lì per l’eternità stregati dalla trama del vestito magico.

E’ festa al villaggio

E i nostri giovani innamorati?

Felici festeggiano la loro felicità nel villaggio. E Azul lanciò il suo mazzetto di coralli nella schiuma del mare.

Per un po’ di giorni il villaggio rimase senza lettere.
Poi Martino ne fece di nuove e ancora più belle, perché tutti vollero le lettere per scriver parole.
E il poeta del villaggio fu il primo a comprarne una nuova.

Comprò una F una I una N e una E.

6 commenti ↓






  • 1 ) Angela // 28 ott 2006 alle 10:16 am



    @Max, auguri a Silvi (f)





  • 2 ) scalamacai // 28 ott 2006 alle 7:40 pm



    mi sono iscritto ma nn riesco a postare alcunchè…come funziona?





  • 3 ) maxtraetto // 30 ott 2006 alle 7:15 pm



    @Angela:
    Simpatia e puntualità nonché molta attenzione, sono doti che hai fatto tue; ti ringrazio tanto
    Un abbraccio





  • 4 ) maxtraetto // 30 ott 2006 alle 7:28 pm



    Compro una B, Una R, una A, una V e… un’altra A, maiuscole e cubitali mi raccomando che siano “Times” originali, anche il Bodoni potrebbe andare bene ma il vezzo dell’occhio leggermente inclinato nella O mi è particolarmente simpatico.
    Un abbraccio





  • 5 ) Angela // 30 ott 2006 alle 9:23 pm



    @Massimo,come ho detto un’altra volta, vengo ispirata, le storie vengono da sole. Mi piace la “bellezza” semplice semplice con cui parli della tua famiglia e dell’amore per tua moglie :) Non so se c’è una “magia”, sarà l’impronta del “fondatore” però qui in LdO, gira una buon’aria :)





  • 6 ) maxtraetto // 31 ott 2006 alle 1:14 pm



    L’impronta del fondatore ha una forza magnetica che qui mi ha attirato e non lascia che le sfugga, è un piacevolissimo appuntamento quello che ho qui con voi.

    Un abbraccio





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