Bar Millestelle. { 10 }
Quando ancora non ero in progetto e i miei genitori si parlavano poco, i miei nonni prima di separarsi misero in piedi una grande nave nel mare in tempesta della loro vita: per qualcuno una piccola cosa, per loro una impresa quasi impossibile visti gli enormi contrasti che vivevano nel loro rapporto destinato a finire dopo poco. Tutti avrebbero tenuto la testa fra le mani, o affrontato la crisi alle porte, loro aprirono un Bar. A Secondigliano. Gli dettero un nome che sa di ‘Studio Uno’, e di Mina, e di fine anni ‘50, e di Cinecittà. Il nome era ‘Bar Millestelle’. Bello.
C’è chi dice che il padre di mia madre fosse incapace a gestire un esercizio commerciale, che avesse fatto debiti, che non fosse in grado di tirare avanti per la scarsa esperienza…io dico che quel Bar ha chiuso in fretta, portandosi dietro lo strascico delle serrande chiuse e delle cartacce, e il peso del passato lavato via di spugna per far posto a una boutique.
Ha chiuso, e non per mancanza di arte e capacità: per mancanza di calore, piuttosto. Per capirci di più basta farsi i conti di quello che era il mondo a cavallo tra gli anni 60 e 70, un posto strano in altalena tra il libero amore e il coprifuoco..come sempre c’era qualcuno che spingeva in avanti e qualcun altro che si difendeva dai cambiamenti. In mezzo c’erano i Bar.
I Bar erano le case pubbliche, i posti dove ci si trovava prima o dopo (Ligabue col suo ricordo ha fatto i soldi) e ci si incontrava sempre: molto diverso dal luogo di passaggio e passeggio che è oggi, cubicolo senza contatto, all’epoca il Bar era l’appendice di un paese, chiunque entrasse lì era come alla Dogana, veniva incontro a un mondo: logico aspettarsi di essere abbracciati o respinti, mai con freddezza, mai con impaccio. Nessuno è impacciato in casa sua. E invece loro lo erano eccome, non davano calore, non se ne scambiavano, e così tutto finì.
A volte mi capita ancora di fantasticare su come sarebbe potuta essere la vita dei miei nonni, e poi dei miei, se il Bar Millestelle avesse continuato la sua corsa impossibile: la mia anima si consola a valutare di come a volte si spengono tizzoni senza aria, e altri più grandi vengono fuori..
Alla vita basta poco per cambiare insegna.
LdO è un blog/garage di racconti. Fate un giro se vi va: Curiosi?
10 commenti ↓
1 ) Marileda // 10 lug 2006 alle 12:50 am
OT(ma quando ce vò ce vò…):MMMMOOOOOOOO VIEEEEEEEEEEEEEENIIIIIIIIIIII:
CAMPIONI DEL MONDO!CAMPIONI DEL MONDOOOOOOOO!!!!
2 ) gianluca // 10 lug 2006 alle 10:46 am
@Marileda – Giuuuustooooo!!!! E’ l’inculata (perdonami l’espressione) più memorabile che i francesi abbiano mai preso!
3 ) Francy // 10 lug 2006 alle 11:55 am
Gialucaaaaaaaaaaaaaaaaa siamo i CAMPIONI DEL :d MONDOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO. Ho già postato l’avvenimento sul mio blog con l’immagine del grande capitano “Cannavaro” e del fantastico “Grosso” che bacia la coppa!!! Sono troppo contenta della vittoria di quest’Italia che ho visto come una squadra compatta senza “primedonne”. Un mega bacio! (*)
P.S. Vedere trezeguet sbagliare il rigore è stato FANTASTICO!!!
4 ) Angela // 10 lug 2006 alle 5:58 pm
Premesso che io so contenta due volte, perchè interista (l)…. Gianluca, l’insegna è “Lontanodagliocchi” e ti pare poco???? (f)
5 ) Stefano // 10 lug 2006 alle 6:41 pm
c’era l’Old Town.. a proposito di bar.
entrai con un pallone sotto braccio. una piccola tv con pochi clienti attenti alle immagini. trasmettevano una partita: Italia-Polonia. Rossi segnò due reti e ci portò in finale. dopo qualche giorno a casa tutti insieme per la finale. ricordo di un idea e di persone care alcune delle quali non ci sono più. il bar Old town organizzò una festa improvvisata. non c’erano i mega monitor di oggi.
Bar la Piazzetta. Italia-Brasile nel 1994. perdemmo ai rigori. già grande mi trovai con i miei 21 anni ed un esame di economia che mi faceva tremare le gambe – ammetto – un pò più di quanto facesse Romario.
e poi il bar Desiderio dove si mangiava qualcosina per passare la serata.
il bar Riviera crocevia del sabato sera.
il Zozz bar – così detto – per l’aroma non proprio caffeino del suo locale.
eravamo 4 amici al bar…
io ci sono. voi 3? mi fate compagnia?
6 ) gianluca // 11 lug 2006 alle 1:17 am
@Francy – L’errore di Trezeguet l’ho chiamato per nome e cognome. Lui s’e’ girato (l’errore), mi ha guardato..e mi ha sorriso.
@Angela – Troppo buona, davvero :$ Tu sei la mia barman acrobbbbbatica!
@Cece – Hai dimenticato il ‘Bar’ più Bar di tutti. Il Boa (d)
7 ) Angela // 11 lug 2006 alle 9:06 am
@Giallù, solo abbbazie… :p
8 ) biggs // 11 lug 2006 alle 12:50 pm
vabbè,visto che è diventato l’elenco dei commenti ai mondiali invece che al bar(ma mi è piaciuta l’integrazione che ne ha fatto stefano)…CAMPIONIIIIIII,olè,Qgino schiaccia il 5!E vaiiiiiiii!Pigliatevi questa europei di questa barbabietola!!! :d
9 ) Angela // 11 lug 2006 alle 2:51 pm
Hai ragione Biggs! Et donc… per le donne della mia generazione e del sud i bar non erano case pubbliche. Se li frequentavi eri una donna perduta. Siccome mi piaceva perdermi…mi ricordo il Bar Stazione, ci andavo a giocare a flipper MITTICO…na campionessa. E poi il LicealBar, il mio primo incontro con il gin e il…. futuro marito e, quando tornavo a casa, mia mamma (miracoli della preveggenza) l’aveva già saputo e pure mia nonna, (il mio ancoroggi angelo custode) per fortuna mia, già a casa pure lei a calmare mia mamma. Come quella volta che, Anna, la mia amica di banco mi aveva prestato i suoi shorts, quelli corti corti. Li avevo messi durante l’ora di ginnastica. “Li cambio in bar stazione” avevo pensato. Giornata di chiusura. Quella volta si rischiò una crisi suocera-nuora.
10 ) Lontanodagliocchi » Blog Archive » Il Crollo // 25 giu 2010 alle 1:08 am
[...] Quattro anni fa si festeggiava col Bar Millestelle.. [...]
Dì qualcosa, diamine!